Settecento: due secoli in uno – Concerto-laboratorio – 14-03-2015

Settecento: due secoli in uno – Concerto-laboratorio – 14-03-2015

 Settecento: due secoli in uno

Concerto esito del laboratorio di prassi esecutiva della musica antica

Sabato 14 marzo 2015, ore 20.30

Auditorium del Carmine

Ingresso libero

 

Ensemble Accademia del Carmine

Prof. Petr Zejfart, direttore

 

Programma:

H. Purcell: Remember Not, Lord, Our Offences (Z.50) a 5 voci e organo

J. Ph. Rameau: Suite orchestrale dal Pastorale héroϊque “Acanthe et Céphise”

  1. Fanfare – “Vive le Roi"
  2. Musette tendre
  3. P.er & 2.e Tamburin
  4. Menuet & Menuet en Rondeau
  5. Contre-Danse
  6. P.er & 2.de Menuet

 

J. S. Bach: Concerto Brandemburghese n.3 BWV 1048

  1. Senza indicazione di tempo
  2. Adagio
  3. Allegro

W. A. Mozart: Motetto “Exsultate, jubilate” K.156/158a

  1. Aria: Exsultate jubilate - Allegro
  2. Recitativo: Fulget amica dies
  3. Aria: Tu virginum corona - Andante
  4. Alleluia – Molto Allegro

W. A. Mozart: Sinfonia n.39 in Mi b maggiore K.543

  1.  Adagio – Allegro
  2. Andante con moto
  3. Menuetto – Allegretto
  4. Finale - Allegro

 

1764. Durante le prove della sua ultima tragédie lyrique, Les Boréades, muore a Parigi Jean Philippe Rameau. Nello stesso anno, il piccolo Mozart scrive a Londra la sua prima sinfonia. La doppia anima del Settecento – barocco in principio, classico in fine – sembra scegliere questa data come simbolico meridiano tra due stili. In apertura, uno sguardo retrospettivo: Henry Purcell. Appartiene alla gioventù del compositore l’anthem Remember not, Lord, our offences (“Non ricordare, Signore, le nostre colpe”). Scritto attorno ai vent’anni, quando Purcell aveva da poco preso il posto del suo maestro John Blow all’organo di Westminster, questo anthem dimostra come già nei suoi primi lavori il campione del barocco inglese riesca in una resa nobilissima del testo – in questo caso di natura penitenziale – unita ad una peculiare sobrietà. Agli antipodi per carattere e stile è la suite con cui si presenta il signore del barocco francese. La pastorale héroique Acanthe et Céphise fu un’opera d’occasione, come già altre nella carriera di Rameau: scritta per la nascita di Luigi duca di Borgogna, fratello maggiore del futuro Luigi XVI, venne portata in scena nel 1751 e mai più ripresa fino ai nostri giorni (e anche oggi è una delle opere meno eseguite di Rameau). La circostanza politico-celebrativa è dichiarata fin dall’ouverture: le tre sezioni in cui è divisa, intitolate Voeux de la Nation, Feu d’Artifice e Fanfare (Vive le Roi) – quest’ultima eseguita in concerto – descrivono il giubilo della Nazione per la nascita dell’erede al trono (Rameau per questo non esita a prescrivere in partitura l’uso di cannoni veri!). Segue la suite di danze, come sempre in Rameau di vitalità ed inventiva superiori rispetto allo standard dei tempi, anche per quanto riguarda l’orchestrazione: in questa partitura infatti è attestato – una delle prime volte nella storia della musica – l’uso del clarinetto. L’inventiva orchestrale contraddistingue fin dal titolo anche i Six Concerts à plusieurs instruments, meglio noti come Concerti Brandeburghesi, di J.S. Bach. Della collezione, che porta la data del 1721 ma raccoglie verosimilmente opere scritte diversi anni prima, verrà eseguito il Concerto 3zo a tre Violini, tre Viole, è [sic] tre Violoncelli col Basso per il Cembalo (così l’autografo). Qui la ricerca orchestrale indaga in modo approfondito le possibilità degli archi: quasi un concerto “policorale”, dove tre gruppi di tre parti gareggiano in imitazioni e contrasti timbrici, unendo il rigoroso contrappunto nordico all’invenzione italiana di Corelli, Albinoni, Vivaldi, Marcello. Oltre l’immaginario confine del 1764 si collocano i due pezzi finali del concerto, entrambi di W.A. Mozart. Il primo appartiene alla gioventù del compositore: il mottetto Exultate, jubilate venne scritto a Milano nel 1773, durante il terzo viaggio in Italia, per il castrato Venanzio Rauzzini. La musica del diciassettenne Salisburghese rende con estrema purezza e spontaneità la gioia e la fiducia espresse nel testo latino. Una gioia che accomuna il giovanile mottetto alla matura Sinfonia n.39. E’ l’estate del 1788 quando Mozart scrive in rapida successione le sue tre ultime sinfonie, come fossero un unico grande “oratorio sinfonico” in tre movimenti – così ha suggerito Nikolaus Harnoncourt – aperto dall’Adagio introduttivo della 39 e culminante nel Finale dal contrappunto pirotecnico della Jupiter.

Pietro Magnani

(classe di Storia della Musica del prof. Giordano Montecchi)

 

Petr Zejfart si è laureato in flauto traverso moderno all'Accademia di Belle Arti di Praga. In seguito ha intrapreso lo studio del flauto dolce. Ha collaborato con importanti gruppi di musica antica, quali Il Giardino Armonico, Europa Galante, Accademia Bizantina, Epoca Barocca, La Venexiana e l’Ensemble Zefiro. Ha registrato per la Supraphon, Teldec, Virgin, Arts e CPO. Si dedica alla formazione dei giovani musicisti nell'ambito cameristico e orchestrale. Nel 2006 ha diretto a Parma l'Orchestra dei Conservatori Europei nel Requiem K.626 di W.A. Mozart. Nel 2009 ha fondato l’orchestra giovanile “ORCHESTRA POSTICUM” con sede in Oradea (RO). Nel maggio 2010, nella Sala Haydn di Eisenstadt, ha diretto “Haydn Progressive Orchestra”,nella prima esecuzione austriaca, l’oratorio ”Der Durchzug durchs Rote Meer” di J.N. Hummel. Dal 1997 organizza regolarmente i laboratori di prassi esecutiva della musica antica presso il Conservatorio "A. Boito" di Parma, dove è docente dal 1996. 

L’Ensemble Accademia del Carmine nasce nel Conservatorio di Parma nel 1997 come Laboratorio di prassi esecutiva antica all’interno della classe di Musica d'insieme per strumenti a fiato del prof. P. Zejfart. Una delle principale finalità del progetto è quella di fornire agli allievi la conoscenza di nuovi orizzonti interpretativi, basati su esperienze ormai consolidate attraverso la pratica con gli strumenti d’epoca. Questa proposta ha riscontrato un vivo interesse da parte dei musicisti e ha rafforzato la comune aspirazione nel proseguire in questo tipo di esperienza, percorrendo vasti territori nel campo della musica antica. La ricerca delle sonorità e del gusto dell’epoca attraverso l’uso degli strumenti moderni è la particolarità di questo gruppo, che affonda le proprie radici nella esperienza musicale del proprio concertatore e direttore Petr Zejfart.

L'ensemble ha al suo attivo esecuzioni pubbliche di rilievo, tra cui alcune delle suites orchestrali di Bach, Concerti grossi di Corelli e di Händel, brani del repertorio barocco francese (Lully, Rameau), sinfonie di Haydn, Sinfonia Concertante K.364, le più famose Ouvertures e soprattutto il Requiem K. 626 di W. A. Mozart.

 

Ensemble Accademia del Carmine del Conservatorio di Parma:

soprano solista: Anna Rita Pili
flauto e ottavino: Jagoda Pietrusiak
flauto: Caterina Biagiarelli
flauti dolci: Samuele Liebana Criado
oboi: Francesco Tocci, Riccardo Guerra, Carlo Barezzi, An Qi
clarinetti: Weronica Bacher, Jonathan Ary, Zinetti Stefano,
fagotti: Evelina Le Rose, Federica Zanotti, Luccy Vella, Vincenzo Riccio
corni: Serena De Carli, Tea Pagliarini
trombe barocche: Jonathan Pia, Giorgio Bugini
cornamusa: Davide Migliari
ghironda: Marco Bellini
timpani barocchi : Vittorio Licci
tamburi, crotali e piatti turchi : Carlo Alberto Chittolina, Paolo Nocentini, Saverio Rufo
violini primi: Elena de Vita, Giuglia Chiapponi, Andras Kurgyis,Veronica Solimei, prof. Luigi Mazza
violini secondi :Francesco Bonacini, Inessa Baltatescu,Endre Szőke, Renáta Gebe-Fügi, Anna Carrà
viole: Nicola Sangaletti, Giulia Arnaboldi, Enrico Osti
violoncelli: Giovanni Crivelli, Filippo Di Domenico, Alessandra Lunghi, Samuele Riva
contrabbasso: Donato Bandini
cembalo: prof.Francesco Baroni
organo positivo: Alberto Mazzoli

Ensemble vocale del Laboratorio di prassi esecutiva:
Soprani primi:
Alessandra Colacoci
Wu Zey
Xu Xiven

Soprani secondi:
Cheng Wenhuji
Su Lu
Chen Yao

Contralti:
Liang Yaoquiang
Chen Jing
Yiang Zhong

Tenori:
Yu Wenhao
Wu Heng

Bassi:
Andrea Pellegrini
Chen Jia Cheng
Cheoncho Lee