Riportare una biografia de Arturo Toscanini è superfluo in quanto recentemente, nel 2007, in occasione del cinquantenario del decesso, si è parlato e scritto a lungo di lui. Si tratta comunque dell’allievo più famoso uscito dalla Regia Scuola di Musica del Carmine.

Nato a Parma il 25 marzo 1867, studiò come pensionante a posto gratuito violoncello con Leandro Carini e composizione con Giusto Dacci, diplomandosi nel 1885 con il massimo dei voti e il primo premio del Lascito Barbacini. Dopo aver iniziato la carriera come professore d’orchestra, nel 1886 partì per il Brasile e, diciannovenne, a Rio si fece conoscere come direttore d’orchestra con un’Aida diretta a memoria. Rientrato in Italia iniziò una lenta ma inarrestabile carriera che mise in luce la memoria eccezionale,
la lucida visione dell’assieme e dei particolari e la capacità di imporre questa sua visione all’orchestra e ai cantanti. Dal 1898 diresse alla Scala e dal 1908 fu al Metropolitan di New York. Dopo la prima guerra mondiale riorganizzò il massimo teatro milanese e nel 1928 diventò il direttore stabile
della Philharmonica di New York. Nel 1931, dopo un atto di violenza fascista, divenne insofferente della vita in Italia, per cui presto la lasciò per tornarvi a guerra finita, dirigendo il concerto di inaugurazione del Teatro alla Scala ricostruito dopo la distruzione bellica. Morì a Riverdale negli Stati Uniti il 16 gennaio 1957.

Nel 1976, in occasione delle feste per il 150° anniversario della fondazione del Conservatorio, le figlie di Toscanini, Wanda e Wally, hanno voluto donare alla scuola che avviò il padre all’arte della musica, lo studio del maestro che si trovava nel palazzetto di via Durini a Milano. Della ricca biblioteca, in cui molti libri sono glossati dal maestro, sono di primaria importanza le numerose opere su Richard Wagner scritte nelle varie lingue che il maestro leggeva.

Il mobilio è composto da un pianoforte, librerie, vetrine, scrivania, sedie, e di un salottino con poltrone.
Pregevoli sono le sculture e le pitture di cui il maestro era collezionista. Tra le prime:
- una statua in bronzo di Giacomo Puccini del famoso scultore Paul Troubetzkoy;
- uno dei famosi busti di Giuseppe Verdi di Vincenzo Gemito;
- un busto di Arturo Toscanini di Paul Troubetzkoy, che fu esposto nel 1927 alla XV Esposizione Internazionale d’arte della città di Venezia;
- un busto di Otello in bronzo con manto dipinto con fregi dorati, opera di G. Wagner, premiato con il primo premio della città di Parigi.
Delle pitture sono da notare:
- Ritratto di Giuseppe Verdi, gessetto, copia del quadro di Giovanni Boldini;
- Chiesa di montagna, olio donato dall’autore Leonardo Bistolfi al maestro nel 1899 in una cornice di legno barocca;
- Bosco di notte, olio di Leonardo Bistolfi in una cornice di legno barocca (1899);
- L’ombra cara, olio su tela, ritratto del figlio di Toscanini deceduto il 10 giugno 1906 ancora bambino, di Vittore Grubicy De Dragon in una cornice di legno dorato;
- Ritratto di Arturo Toscanini, olio su tela, di Vittore Grubicy De Dragon in una cornice di legno dorato;
- Panorama con lago, ovale a olio di Vittore Grubicy De Dragon in una cornice di legno dorato;
- Panorama con lago, altro ovale a olio di Vittore Grubicy De Dragon in una cornice di legno dorato;

Galleria

A destra: studio di Arturo Toscanini.