• Facciata della chiesa del Carmine
    Dopo la soppressione degli ordini religiosi ad opera di Napoleone, nel 1808 il convento e la chiesa del Carmine furono adibiti ad Ospizio delle Arti per ospitare i trovatelli e insegnare loro un lavoro artigianale.

    Nel 1818 la duchessa Maria Luigia decide di far impartire lezioni di canto a un gruppo di orfani di questo Ospizio, “per potersene servire nelle diverse funzioni che hanno luogo nella sua Cappella di Corte”. Essi vengono istruiti dal maestro di cappella Ferdinando Simonis, e dovranno recarsi da lui due o tre volte alla settimana. Questi ragazzi, che venivano chiamati ‘Cantori ducali’, continuavano a vivere nell’istituto di carità, ma ottenevano un trattamento migliore rispetto ai loro compagni. Alcuni di loro, come il compositore Gualtiero Sanelli (1816-1861), fecero una carriera ragguardevole.

    Il primo regolamento della scuola fu emanato il 28 ottobre 1825: oltre alla nomina di un prefetto, stabiliva la separazione dei cantori dagli altri ospiti dell’Ospizio, l’insegnamento della lettura, della scrittura, dell’aritmetica e dei principi della lingua italiana, uniti a un’arte meccanica. Al fine di avere nuove leve di strumentisti per l’Orchestra Ducale, un rescritto del 1840 disponeva che i cantori ducali dovessero imparare a suonare anche uno strumento a scelta fra violino, oboe, flauto, clarinetto, fagotto e contrabbasso. L’insegnamento del pianoforte e della composizione fu aggiunto in seguito. Gli strumentisti dell’orchestra ducale ebbero il compito di istruire i giovani per almeno tre ore al giorno.

    Nel frattempo nel 1833 era stata istituita una scuola di canto anche nell’Ospizio delle Orfane di borgo delle Grazie, dove insegnava lo stesso maestro dell’istituzione maschile, Antonio De Cesari. Nell’ottobre 1854 la scuola femminile fu riunita all’istituto maschile nell’ex convento del Carmine.

    Un nuovo regolamento venne approvato nel 1848: prevedeva che gli allievi dovessero sostenere ogni anno due esami obbligatori e partecipare a una accademia pubblica. Il censore insegnava anche composizione e pianoforte, il maestro di bel canto teoria, solfeggio e pianoforte di base, e ogni docente di strumento seguiva tre allievi. Quando il Ducato fu annesso al Regno d’Italia, il 5 settembre 1859, la Scuola di musica era al completo.

    Nell’Ottocento gli allievi vivevano all’interno della scuola: se superavano un esame d’ammissione molto selettivo, avevano diritto a un posto gratuito in convitto, oppure potevano pagare una retta, che assicurava loro vitto alloggio libri e musica. come convittori a pagamento. Poiché la professione del musicista garantiva un minimo sostentamento, anche i posti a pagamento andavano ogni anno esauriti. Infatti la scuola del Carmine sfornava musicisti capaci, abituati a suonare in gruppo e in orchestra, grazie alle continue esercitazioni e ai concerti pubblici nei quali erano coinvolti come orchestrali.

    Alcuni insegnanti ebbero la funzione di capofila: il violinista Lodovico Mantovani formò una schiera di valenti violinisti, fra cui si segnalano Romano Romanini, Ferruccio Cattelani, ed Enrico Polo. Stanislao Ficcarelli, brillante concertista fino al 1870, fu un didatta altrettanto autorevole, e fondò una scuola pianistica prestigiosa. Fra i fiati si segnalano Virginio Ferrari per il clarinetto, Raniero Cacciamani per la tromba, Luigi Beccali per l’oboe e il fagotto. Una figura di riferimento in questo primo periodo fu Giusto Dacci, dal 1862 insegnante di pianoforte e armonia e dal 1875 direttore della Scuola. Fu suo allievo Arturo Toscanini, il più brillante direttore d’orchestra della sua generazione. Egli rimase legato ai suoi compagni di studi.

    Alcuni di loro, diventati insegnanti del Conservatorio, furono chiamati come prime parti nell’orchestra di Bologna da lui diretta nel 1904-06 (Paolo Cristoforetti, flauto, Edgardo Cassani, clarinetto, Antonio Jori, fagotto). Un altro grande direttore d’orchestra uscito dalla scuola di Parma fu Cleofonte Campanini.

  • Nel periodo di transizione verso l’annessione, quando la città è sotto la dittatura delle Provincie Parmensi e Modenesi del Farini, viene istituita la cattedra unificata di ottoni – tromba, corno e trombone. Ottenuto con un decreto del 1862 il passaggio della Scuola allo Stato, si delinea un conflitto con gli Ospizi Civili, proprietari dell’edificio del Carmine, che sarà risolto solo col deciso intervento di Giovanni Mariotti, sindaco di Parma e parlamentare. Egli è il vero protagonista di questa fase di transizione. Riesce ad ottenere l’appoggio e il consiglio di Giuseppe Verdi, che si interessa attivamente alle sorti della scuola. Grazie all’impegno di entrambi la Scuola sarà trasformata, con regio decreto del 18 dicembre 1888, in Conservatorio, accanto a quelli di Milano, Napoli e Palermo.

    Con il nuovo regolamento viene istituita la figura del governatore di nomina regia: il vecchio direttore Dacci decade e su indicazione di Verdi viene nominato Giovanni Bottesini, contrabbassista e compositore di fama internazionale. Mariotti si reca fino a Londra per convincere Bottesini, impegnato in una serie di concerti, ad accettare l’incarico. In realtà il contrabbassista muore sei mesi dopo aver assunto l’incarico. Su indicazione di Verdi viene designato il celebre direttore d’orchestra Franco Faccio. Egli però in vecchiaia soffrì di disturbi psichici, per cui venne nominato direttore onorario Arrigo Boito, che si occupò della gestione della scuola fino alla morte di Faccio. Nel 1891 fu quindi chiamato a dirigere il Conservatorio Giuseppe Gallignani, che proveniva dalla cappella musicale del Duomo di Milano. Egli fu l’artefice di un notevole ampliamento delle attività del Conservatorio. Nel 1893 fa adattare l’ex refettorio del convento del Carmine a sala da Concerto (sala Verdi). L’anno seguente ottiene dal Ministero dell’Istruzione l’approvazione dello Statuto della Società di Concerti. Fin dalla prima stagione Gallignani riesce ad attirare a Parma i più importanti concertisti italiani e stranieri (i pianisti Ferruccio Busoni, Ilona Eibenschütz, Ernesto Consolo, la violinista Teresina Tua).

    Punto di forza della Società era l’orchestra formata da allievi e insegnanti della scuola. Quando Gallignani nel 1897 passa a dirigere il Conservatorio di Milano, viene chiamato a Parma Giovanni Tebaldini, che istituisce una classe di canto gregoriano. Però Tebaldini viene contestato in quanto accusato di essere clericale e conservatore (veniva chiamato il ‘pretone’). Ne scaturisce una controversia legale che si trascina per anni, e influisce negativamente sulla vita della scuola. Infatti all’inizio del 1901 le attività della Società dei concerti si bloccano. Ildebrando Pizzetti, che fu allievo di Tebaldini, sottolinea invece il suo impegno per ampliare e migliorare l’insegnamento. Egli ricorda i viaggi organizzati dal direttore a Bologna, per far assistere gli allievi ai concerti orchestrali diretti da Hans Richter e Giuseppe Martucci. Anche l’orchestra del Conservatorio, formata da insegnanti e allievi, tenne dei concerti fuori città (ad esempio alle Roncole di fronte alla casa natale di Verdi). Questi viaggi vennero poi imputati al direttore, in quanto non previsti fra le attività degli allievi.

  • Dopo la breve parentesi della direzione Zanella (1903-05), che andò poi a dirigere il Liceo musicale di Pesaro, sarà Guido Alberto Fano, vincitore di concorso a soli trent’anni nel 1905, a ridare slancio all’istituzione. Giunge a Parma nel 1907 il violinista Mario Corti, avviato ad una carriera prestigiosa: insieme a lui Fano si impegna a far ripartire i concerti della Società. Il musicologo Guido Gasperini fonda nel 1908 la Società dei musicologi italiani, che avrà la sua presidenza a Parma. Grazie a una sovvenzione della Cassa di risparmio Fano istituisce una Schola cantorum, che affida alle cure di Gasperini.

    Il periodo della sua direzione, che si conclude nel 1911, è caratterizzato da un grande dinamismo. Fano avvia anche i lavori di ripristino della chiesa del Carmine, per trasformarla in auditorium. Ma un crollo della struttura interrompe definitivamente i lavori. Dopo Fano, giunge a Parma Guglielmo Zuelli che dirigerà il Conservatorio fino al 1929. Nel 1912 la nuova legge sui Conservatori decreta la chiusura del convitto per gli allievi interni. Quella stessa legge apre il Conservatorio a un più intenso ricambio di docenti provenienti da altre città. Insegnano alcuni anni a Parma i compositori Gian Francesco Malipiero (1921-24), Carlo Jachino (1928-33), Giorgio Federico Ghedini (1938-41), Franco Margola (1963-75), Camillo Togni (1977-88). Fra gli organisti si segnalano Arnaldo Galliera, Renzo Bossi e Luigi Ferrari Trecate e i direttori di coro Eraclio Gerbella, Aldo Lazzari, Mario Dellapina, Edgardo Egaddi. Nel 1919 il Conservatorio viene intitolato ad Arrigo Boito. Zuelli governa il Conservatorio negli anni difficili della guerra e in quelli della ripresa, in cui c’è un notevole ricambio di insegnanti. Dal 1929 fino al 1955 è direttore l’organista e compositore Luigi Ferrari Trecate, negli anni del fascismo.

    Il regime controlla la vita musicale attraverso il Sindacato nazionale fascista dei musicisti (SNFM), di cui Ferrari Trecate è segretario provinciale. In questo periodo la vita musicale cittadina ruota intorno al Conservatorio. E Ferrari Trecate si dimostra un abile organizzatore. Doti che si riveleranno assai utili dopo la guerra quando egli, rimasto in carica come direttore, avrà il compito di far ripartire la scuola. Fra i docenti di pianoforte si segnalano per l’impronta lasciata nella scuola Attilio Brugnoli, Renzo Lorenzoni, Eriberto Scarlino, Carlo Vidusso. Fra i violinisti Romeo Franzoni, Giuseppe Alessandri, Umberto Supino, Ermanno Marchesi. Fra i violoncellisti Gilberto Crepax, Gino Francesconi e Fernanda Buranello. La scuola di contrabbasso vanta Oliviero Gianelli; quella d’oboe Aristo Cassinelli.Il Conservatorio di Parma ebbe una prestigiosa scuola di arpa, fondata a fine Ottocento da Ines Pia Ruata, e proseguita da Rosalinda Sacconi e Rita Hazon. Altrettanto prestigiosa fu la scuola di canto che vanta insegnanti come Giulio Silva, Fiorello Giraud, Ettore Campogalliani, che formarono cantanti destinati a grandi carriere: Adele Bianchi Montaldo, Italo Campanini, Adalgisa Gabbi, Italo Gardoni, Flaviano Labò, Carlo Negrini Villa, Aldo Protti, Renata Tebaldi.

  • Nel 1956 venne inviato dal Ministero a dirigere l’istituto Rito Selvaggi: la sua gestione autoritaria venne contestata dagli insegnanti, che ne richiesero la rimozione. Fu così che nel gennaio del 1959 Selvaggi fu trasferito ad altra sede, e arrivò a Parma Lino Liviabella, che riportò la pace nell’istituto.Egli istituì, fra le altre cose, la nuova cattedra di musica da camera, affidata per un triennio a Claudio Abbado. Nell’ottobre 1964 Liviabella andò a dirigere il Conservatorio di Bologna. Rimasta vacante la direzione, il consiglio dei docenti votò la proposta di dare l’incarico provvisorio a un collega, l’insegnante di violino Riccardo Capsoni: in assenza di domande di trasferimento di direttori di ruolo, il Ministero diede il suo avallo.

    Capsoni

    Fu probabilmente la prima volta che un direttore di Conservatorio fu eletto dagli insegnanti, fatto diventato normale solo alcuni decenni dopo. Nel periodo della direzione Capsoni vennero aperte nuove scuole: clavicembalo, chitarra, percussioni. Nell’ottobre 1965 venne introdotta in tutti i Conservatori la scuola media annessa.

    Nel 1966 giunse per trasferimento come direttore Guido Turchi, compositore romano, che istituì la scuola elementare collegata al Conservatorio, prima in Italia, nella quale venne applicato il metodo Orff. Le due classi di chitarra e timpani e percussioni vennero affidate a Renzo Cabassi e a Guido Zorzut, con ottimi risultati didattici. In questo periodo la scuola di fiati conferma la solida tradizione precedente con alcuni docenti di rilievo: per la tromba Renzo Robuschi, per il fagotto Enzo Muccetti, per il corno Argeo Lusardi.

  • Dal 1975 si sono succeduti nel ruolo di direttore Piero Guarino (fino al 1989), pianista e compositore, notevole interprete di musica da camera, Renato Falavigna (fino al 1996), compositore ed ex allievo, Claudia Termini (fino al 2004), organista e anch’essa ex allieva, ed Emilio Grezzi (fino al 2010), compositore milanese. Attualmente il direttore è il pianista Roberto Cappello. La fine degli anni Settanta segna l’inizio degli anni del rinnovamento e della trasformazione, a livello nazionale, del profilo e della natura dei Conservatori. Nell’anno scolastico 1976-77 prende il via a Parma, primo in Italia, il “Liceo artistico quinquennale a indirizzo musicale”: il Decreto ministeriale istitutivo è del 1° marzo 1977.

    Facciata del Conservatorio

    Sulla scorta di altre precedenti esperienze sperimentali (in primis quella di Milano, che aveva inaugurato qualche anno prima un analogo liceo quadriennale) viene elaborato un modello formativo che si rivolge alla fascia d’età liceale. Il Liceo Musicale di Parma, dopo 34 anni di sperimentazione, si è trasformato nel 2010-11 in uno dei Licei Musicali che la riforma Gelmini del marzo 2010 ha istituzionalizzato definitivamente. Ma il vero e proprio cambiamento è arrivato con la legge 508 del 1999: i Conservatori si trasformano in istituzioni di alta cultura, cui l’articolo 33 della Costituzione riconosce il diritto di darsi ordinamenti autonomi nel sistema dell’alta formazione e specializzazione artistica e musicale.

    Il primo effetto di questa riforma è stato l’avvio, in fase sperimentale, del Triennio superiore (dal 2003) e del Biennio specialistico (nel 2004), caratterizzati da nuovi percorsi formativi che portano all’acquisizione di competenze prima sconosciute all’interno della formazione conservatoriale. Il riassetto delle attività didattiche dell’alta formazione fanno sì che nel 2009 il Conservatorio di Parma riceva (accanto al Conservatorio di Trieste e all’Accademia di Praga, unici in Europa) il riconoscimento da parte dell’Agenzia Europea di Bruxelles del “Diploma Supplement Label”, che consente agli studenti di potersi avvalere in tutta Europa del loro titolo di studio e dei contenuti formativi appresi durante l’alta formazione. Il 24 novembre 2008 si inaugura con un concerto del Trio di Parma l’Auditorium del Carmine: l’austera chiesa gotica viene trasformata, con un brillante intervento di recupero architettonico, in sala da concerto, disponibile anche per convegni e altre manifestazione. In breve tempo la nuova sala, animata da un fitto calendario di attività artistiche, si impone come punto di riferimento della vita culturale della città.