Progetto Il Testo Tradito 30-05-2014 ore 10

Progetto Il Testo Tradito 30-05-2014 ore 10

Programma

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Il testo “tràdito”

Ore 10,00 Ore 10,50 Ore 11,40

Luigi Abbate Comporre sul pre‐esistente
Roberto Gini Arie e cantilene: origini di un genere Francesco Dilaghi
Prima e dopo la Ciaccona di Bach: da Biber a Britten

VENERDI 30 MAGGIO

Ore 12,30 Pausa

Il testo “tra(sgre)dito”

Ore 14,00 Franco Fabbri Una Ciaccona “di passaggio”
Ore 14,40 Andrea Saba Una vita a pezzi
Ore 15,20 I compositori raccontano (Michele Allegro, Alessandro Boratti, Lilian Comuzzo, Paolo De Matteis, Michele Grassani)

Della Ciaccona di Johann Sebastian Bach esistono molte trascrizioni. Dall’originale per violino solo, sublime aberratio formale che amplia a dismisura le dimensioni della Seconda Partita in re minore, facendo inaspettatamente séguito alla Giga con cui abitualmente si chiude la Suite strumentale, e trasformandosi nel tempo in una sorta di prototipo, come la Folia o il tema per le variazioni del Capriccio XXIV di Paganini, si sono prodotte versioni che per oltre due secoli hanno vestito abiti strumentali differenti. La più celebre è quella di Ferruccio Busoni per pianoforte, brillante e sontuosa al punto da averne messe in ombra altre, non solo pianistiche o con accompagnamento pianistico, ma anche per organo, chitarra, arpa, fisarmonica, via via fino a quella orchestrale di Alfredo Casella, e oltre ancora. Si è così prodotta una tradizione che ha tenuto insieme in modo singolare le ragioni del (ri)comporre a quelle dell’eseguire un testo di straordinaria bellezza. E’ possibile leggere questa tradizione in senso diacronico, ma non necessariamente seguendo un percorso rettilineo, visto che in anni recenti si è tornati all’originale violinistico - pensiamo al lavoro della musicologa tedesca Helga Thoene - recuperando i passi melodici i a cui Bach sembra essersi ispirato, passi riscontrati in alcune cantate bachiane legate al motivo del cordoglio. E allora, tornando al testo, alle sue trascrizioni, ai suoi tradimenti, si può pensare, più che a un rettilineo, a un percorso circolare, o, se si preferisce, a “zig-zag”.

Tutto ciò è parso sufficiente, a chi scrive e a chi, fra allievi e docenti del Conservatorio di Parma, ne ha condiviso l’interesse, per immaginare un progetto che intende proporre una realizzazione possibile di quel percorso a “zig-zag”. Ciò attraverso declinazioni dell’originale capaci di stimolare la fantasia nelle direzioni più diverse. Un progetto che allo stesso tempo vorrebbe essere il primo passo di un più ampio impegno articolato a medio termine intorno al rapporto con il testo musicale vissuto e percorso idealmente fra due dei suoi punti estremi: dal feticcio grafico-notazionale ed esecutivo-interpretativo al pre-testo ricreativo. Il tutto cercando di mantenere, come dev’essere, il progetto all’interno dei confini ad esso propri, in quanto risultato di un lavoro di natura essenzialmente didattica. L’iniziativa è articolata in due giornate, ciascuna delle quali a sua volta organizzata in altrettanti momenti distinti: uno di studio, con interventi e relazioni, l’altro con esecuzioni dal vivo. Una proposta didattica e musicale che, in sintesi, si prefigge almeno due finalità. La prima è puntualizzare la graduale presa di distanza delle singole versioni della Ciaccona rispetto all’originale, e in particolare la maniera, spesso di alta fattura, con cui il nuovo strumento viene utilizzato per esaltare sia il capolavoro bachiano che le peculiarità dello strumento destinato alla trascrizione. La seconda è offrire agli studenti di composizione, e, di conseguenza, ai loro esecutori, la possibilità di confrontarsi con il modello formale e armonico proposto in quanto occasione per realizzare un lavoro compiuto che metta in pratica un’esperienza di scrittura e di verifica all’ascolto. Si è reso così possibile alternare la presentazione dell’originale violinistico e delle sue più importanti trascrizioni strumentali a nuovissime “riletture” realizzate per l’occasione. Libere reinterpretazioni nate e cresciute nello spirito dell’antica bottega, o, se si preferisce, del laboratorio, dell’officina aperta ad accogliere e considerare generi e competenze musicali apparentemete distanti fra loro, un tempo perfino inconciliabili, come ad esempio la cosiddetta “musica-di-ricerca” da un lato e il Jazz/Pop dall’altro (come se questi ultimi generi non avessero al loro interno aspetti di autentica ricerca musicale!), ma che, attraverso lo studio e l’interpretazione di un antico modello per la composizione suonano assai più vicine di quanto in genere non si creda.

Val la pena sottolineare un ultimo aspetto: una presenza, di docenti come di studenti, che fa essenzialmente leva sulle forze interne del Conservatorio di Parma. Così risultando eccezioni, preziose e graditissime, gli interventi del pianista e musicologo Alfonso Alberti, del fisarmonicista Marco Gemelli e dell’esperto di Popular Music Franco Fabbri (ma qui l’eccezione è solo parziale, visto che il Professor Fabbri è docente a contratto del Boito). Gli studenti, dunque, allievi ed ex-allievi. Gli interventi di approfondimento programmati nel corso delle due mattinate e di inizio pomeriggio si avvalgono in più d’un caso della loro collaborazione per ascolti dal vivo, mentre i momenti delle esecuzioni vere e proprie nel tardo pomeriggio vedono protagonisti, fra i compositori come fra gli esecutori, ancora gli studenti del conservatorio che hanno deciso di mettersi in gioco. A loro, ma anche ai relatori e ai colleghi docenti che intervengono in prima persona ai lavori e ai concerti, come pure a quelli che hanno inserito l’attività didattica finalizzata al progetto all’interno del programma di studio dell’allievo partecipante, e quindi della loro stessa attività di corso, va il più sentito ringraziamento del coordinatore.

Luigi Abbate